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Le Terre del Raboso
Da Cimadolmo la strada propone un bivio, che andrà comunque a ricongiungersi con il suo tratto nord-orientale: si potrà proseguire per Ponte di Piave inoltrandosi così in una delle zone di maggior produzione viticola, oppure proseguire verso San Polo di Piave per incontrare la inusuale ed affascinante villa Papadopoli-Giol, la Torre del Castello di Rai, la Chiesa dei Templari di Ormelle.
E poi, ancora, il suggestivo Borgo Malanotte di Tezze di Piave, quindi deviare fino all'elegante centro di Conegliano e al suo Castello del X secolo e infine – senza mancare una visita alla preziosa Portobuffolè, affascinante esempio di cittadella fortificata della Serenissima, piccolo gioiello in gran parte conservato - proseguire verso est fino a ritornare ad Oderzo.
Il tutto tra vigneti che spesso lambiscono il ciglio della strada, dove regna la coltivazione del Raboso Piave, vitigno che somiglia a questa terra austera e franca, suggestiva e nobilmente unica.
ASPETTANDO IL MALANOTTE Il percorso conduce tra i vigneti e le cantine dove nasce il Malanotte, vino DOC Superiore ottenuto con uve Raboso parzialmente appassite in appositi fruttai. Il nome di questo Raboso d'eccellenza omaggia la famiglia Malanotte che per oltre due secoli (dalla metà del Seicento alla metà dell'Ottocento) ha sostenuto, rinnovato e portato a grandi risultati l'agricoltura e in particolare la viticoltura, come testimonia una guida francese della metà dell'Ottocento, destinata ai primi viaggiatori diretti in Italia, che raccomanda di gustare "le vin rouge Malanotte di Tezze" (Ernest Foerster, "Manuel de Voyageur en Italie", Munich 1855).In molte delle numerose cantine che s'incontrano lungo il tragitto, il Malanotte riposa per tre anni, come previsto dal suo rigido disciplinare di produzione (che gli impone uno degli invecchiamenti più lunghi in Italia).
E "aspettando il Malanotte" (la prima annata di produzione, 2008, sarà disponibile al consumo alla fine del 2011), tra l'antico
borgo popolare e la casa popolare dove visse l'omonima famiglia, vicino alla celebri Grave del Piave con il loro esclusivo terroir disegnato dal fiume, tra echi di antica storia romana e testimonianze di culture che qui si incrociarono in ogni epoca, è facile "respirare" la cultura della vite e del vino cha ha da sempre condizionato la vita sociale ed economica locale.
L'AUTOCTONO DEL PIAVE
Il Raboso Piave è un vino prodotto da uno dei rari vitigni presenti nel Nordest d'Italia già prima del dominio romano, come sostiene Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, affermando che in quest'area si produceva allora il Picina omnium nigerrima, un vino il cui colore è più nero della pece. Caduto l'impero romano e con esso il culto della vitivinicoltura occorre attendere che Venezia estenda la sua civiltà in terraferma per ritrovare ricordi di questo vino, molto richiesto sia nei palazzi nobiliari della laguna, sia nelle Ville dell'entroterra.
La grande diffusione del Raboso visse una stagione molto lunga, tanto che, fino al 1949,
nell'area della riva sinistra del Piave costituiva i 4/5 della produzione totale di vino rosso.
Con il totale rinnovamento degli impianti viticoli avvenuto tra gli anni Cinquanta e Sessanta, gli agricoltori hanno privilegiato le varietà i cui vini erano più richiesti dal mercato ed il Raboso, con il suo carattere forte e deciso, cedette il passo anzitutto ai vitigni internazionali.
Da una ventina d'anni, però, sospinto dall'interesse crescente verso i vitigni autoctoni ma, soprattutto, molto sostenuto dalla tenacia e dalla perizia dei vignaioli del Piave, il Raboso sta vivendo una nuova, straordinaria stagione di interessi e di successi.
Oltre al determinante ruolo del Consorzio Tutela Vini del Piave, che sta percorrendo l'iter burocratico necessario a fregiare il Raboso Piave della DOCG, questo nobile vino gode anche del sostegno della Confraternita del Raboso Piave, che da oltre dieci anni si occupa della sua promozione e valorizzazione, contribuendo così a farlo divenire oggetto di particolare interesse da parte dei consumatori più attenti ed esigenti.
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LE VILLE DEI VENEZIANI
Per la sua vicinanza alla Laguna e l’accessibilità da Venezia, fu in questa zona - il cui orizzonte è delimitato a nord dalla dorsale delle Prealpi - che si insediarono alcune tra le prime Ville veneziane della Terraferma. A cominciare proprio dal punto di partenza di questo tratto di Strada, la cinquecentesca villa-castello Giustiniani di Roncade, che anticipa i temi architettonici successivamente codificati da Palladio.
Passando poi per la barocca Villa Tiepolo-Passi di Carbonera, Villa Perocco con i suoi vigneti in primo piano, la settecentesca Villa Gitta Caccianiga, le neo-classica Villa Valier Loredan e le barchesse di Villa Pastega Manera, dove l’architetto giapponese Tadao Ando ha realizzato un’officina (in latino "Fabrica"), centro di ricerche e di studi in ogni campo artistico.
Dal susseguirsi di Ville e parchi si esce entrando in un comprensorio unico: quello delle Grave di Papadopoli, dove i vigneti affondano le radici in terreni ghiaiosi che degradano verso il Piave, che qui si allarga in un ampio letto, diramandosi in vari corsi d’acqua che scorrono fra i ciottoli e la ghiaia. Sassi, silenzi ed ampi orizzonti su campagne e vigneti disegnano qui i tratti più autentici di un arcaico legame con la terra e con il fiume.

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LE VIGNE DEI DOGI
Sono molte le suggestioni e le peculiarità di questo tratto che attraversa la Marca trevigiana orientale e penetra nella provincia di Venezia, territorio ricco di risorgive e di corsi d’acqua minori dove è ancora possibile trovare qualche antico bosco planiziale che delimita colture cerealicole accostate a vitigni, oppure grandi estensioni a prato. Un territorio ingentilito per lunghi tratti da una rigogliosa vegetazione, porta di accesso all’entroterra per gli antichi veneziani e vigneto prediletto dai nobili della Serenissima.
Al grande interesse paesaggistico di queste aree si aggiungono centri di particolare interesse storico ed architettonico. Oderzo è sicuramente il più importante, con il suo bel Duomo ed il suo importante Museo archeologico che custodisce preziosi documenti della romana Opitergium, ritrovabili anche tra i rinascimentali palazzi affrescati del suo elegante centro storico.
Altro centro di rilievo è quello di Motta di Livenza, col suo Duomo rinascimentale e il Santuario della Madonna dei Miracoli decorato dal Sansovino. A Cessalto e a Chiarano, inoltre, due ville singolari e splendide: Villa Emo-Giacomini, del XVI secolo, e Villa Zeno, costruita nel 1565 su disegno di Andrea Palladio. Prima di giungere a Roncade, una piccola deviazione porta all’Abbazia di Santa Maria del Pero, fondata nel X secolo: un luogo incantato la cui storia travagliata si può leggere nelle imponenti vestigia, nobilitate da recenti restauri.
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